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Oltre l'estetica di Raffaele Gavarro


Libro: Oltre l'estetica
Autore: Raffaele Gavarro
Testata: Exibart.onpaper
Data: 22/10/2008

ARTE contemporanea moderna ROMA, è Raffaele Gavarro il nuovo direttore
Redazione

Dopo le burrascose dimissioni di Daniela Salvioni, la fiera ARTE contemporanea moderna ROMA annuncia - con guizzo inatteso - che sarà Raffaele Gavarro il direttore artistico per l'edizione 2009. La rassegna alloggiata al Palazzo dei Congressi dell'EUR, programmata per i giorni 3-5 aprile 2009, risponde così ad alcune voci che vedevano nella defezione dell'ex direttrice l'accelerazione di una crisi sussurrata dopo una prima edizione non propriamente esaltante. Gavarro ridisegnerà l'evento nella sua totalità, avvalendosi della collaborazione di un team coordinato di curatori e di operatori del settore, che stanno lavorando alla ridefinizione dei diversi aspetti della Fiera, partendo dal nome che ha subito un'integrazione con Art fair in Open City ed un acronimo in Artò.

Invitate a partecipare una settantina di gallerie nazionali e internazionali, tra queste un gruppo di venti gallerie selezionate da Marco Mancuso, critico, curatore e direttore del progetto Digicult, insieme ai critici/curatori del Network Digicult Lucrezia Cippitelli, Monica Ponzini, Claudia d'Alonzo, che per la prima volta in Italia restituiranno un quadro di quanto è in atto nella New Media Art in ambito internazionale. Un'altra sezione della fiera sarà dedicata all'arte dei paesi del sud del mondo, con un significativo nucleo di gallerie provenienti da Africa, Asia e Sud America. Un programma di eventi collaterali costituito da talk, lecture, incontri e performances, renderà la fiera un vero e proprio laboratorio, un luogo di incrocio delle nuove realtà artistiche nazionali e internazionali. Come responsabili del programma collezionisti e delle pubbliche relazioni sono state chiamate a collaborare Giuliana Lamanda e Georgia Vitetti Martini.

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Libro: Oltre l'estetica
Autore: Raffaele Gavarro
Testata: Adolgiso.it
Data: 05/09/2008

Videominuto
Armando Adolgiso

Tanti i festival di corti che si svolgono in Italia, specie d’estate.
Per motivi di lavoro ne frequento alquanti, ma spesso assisto a proiezioni che corte non sono, succede perfino di vedere robe che durano 30’ o 40’. Il fatto è che in molti casi il corto è un lungo mancato perché non c’erano i soldi per produrlo; per loro dico: cartellino rosso!
Anche perché il corto deve avere una sua precisa concezione (e, quindi, ideazione) narrativa con tempi del tutto diversi dal mediometraggio o dal film.
Tutto questo accade mentre il corto, quello veramente tale, si lancia in spazi che vanno oltre le inospitali sale del normale circuito puntando sulla telefonia mobile.
Un Festival che raccoglie autentici corti, anzi cortissimi, è Videominuto_08, tutti i video, infatti, durano 1 minuto.
Giunto alla sua sedicesima edizione, s’avvale da quest’anno della direzione artistica di Raffaele Gavarro. Critico d’arte e curatore indipendente presso il Macro (Museo d’Arte Contemporanea di Roma). Dal 2005 cura l’attività espositiva dell’Isola di San Servolo a Venezia dedicata alla fotografia e ai nuovi media che ospiterà dal 13 settembre: Zoom - inside the human space.
È inoltre direttore artistico di V_Venice Videoart Fair.
Ha pubblicato articoli e saggi su riviste nazionali e internazionali e ha realizzato numerosi progetti espositivi in gallerie e musei.
Agisce in Rete un suo sito web.
Il Festival - nella foto il logo - è organizzato dall'emittente radiofonica toscana ‘Controradio’, dal Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci e dall’Associazione culturale Grav, in collaborazione con la Provincia e il Comune di Prato e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Videominuto_08 occuperà gli spazi del Centro Pecci con rassegne internazionali, installazioni, workshop e performances audio video che si affiancheranno alla finale del concorso. A Raffaele Gavarro ho rivolto alcune domande.
Videominuto. Perché video di 1'00"? Quale la loro specificità? Insomma, che cosa t'interessa in una narrazione di quella misura?

Come ricordavi prima, Videominuto è un festival che è arrivato alla sua sedicesima edizione. Quando mi è stato chiesto di occuparmi della sua direzione artistica, ho cercato di comprenderne lo spirito e di valutare quanto questo formato temporale fosse efficace nel nostro tempo e, soprattutto, quanto fosse compatibile con il linguaggio video. Direi che i risultati sono spesso sorprendenti, e che la ridotta unità temporale crea delle condizioni elaborative decisamente efficaci.
Naturalmente io sono un critico e un curatore d’arte contemporanea e quindi ho cercato di immettere in Videominuto questa mia specificità, cercando di spostare l’asse del festival nell’ambito dell’arte attuale. L’ho fatto sia nel concorso vero e proprio, che con la sezione ‘Crossing’, allestita nelle sale del museo. Una vera e propria mostra con video di Matt Stokes, Tarin Gartner, Haris Epaminonda, Tobias Bernstrup e Nico Vascellari. ‘Crossing’ espone dei video che durano ben più di 1 minuto, ma mi interessava mostrare come la videoarte fosse ormai un linguaggio che si basa sulla contaminazione con tutti gli altri linguaggi video e narrativi. Da quello cinematografico al documentario, dal videoclip musicale alla performance, fino ai nuovi linguaggi digitali
.

Hai deciso di sospendere Venice Video Fair (riprenderà nel 2009), decisione coraggiosa, roba di non tutti i giorni.
Che cosa principalmente ha determinato questa tua scelta?

La situazione economica internazionale è piuttosto difficile. Soprattutto, in questo momento, per le gallerie degli Stati Uniti. Potevo comunque realizzare anche quest’anno la fiera, ma avrei dovuto farlo penalizzando economicamente alcune gallerie a favore di altre. Succede spesso che in una fiera, soprattutto emergente, alcune gallerie paghino la quota per intero, mentre altre una parte e altre nulla. Ecco io credo che questa pratica sia eticamente sbagliata. Che il lavoro di tutti vada rispettato. Noi siamo una piccola fiera, dedicata ad un linguaggio che ha un mercato minore, e che va tutelato e promosso in modo corretto e chiaro. La cosa straordinaria è che ho ricevuto sostegno alla mia decisione da decine di gallerie straniere, che hanno manifestato consenso alla chiarezza della decisione e alle sue ragioni, e che si sono già iscritte alla prossima edizione. Dalle gallerie italiane invece nessuna risposta.

Per Meltemi hai pubblicato Oltre l'estetica. Di che cosa ti occupi nel libro?

“Oltre l’estetica” è un saggio che cerca di comprendere e spiegare lo stato dell’arte del presente, di restituire senso e strumenti alla riflessione critica. Ho cercato di dimenticare la mia pratica curatoriale, ragionando su questioni generali che in una mostra entrano sempre e giocoforza in modo parziale. “Oltre l’estetica” è solo la prima parte di un lavoro che sta proseguendo con la stesura del nuovo saggio, il cui titolo provvisorio è ‘Arte ed Etica’, e che in breve intende dimostrare come l’arte sia oggi lontana da qualsiasi problematica estetica e di antiestetica, e che invece si ponga altri problemi di partecipazione alla realtà attuale. L’impegno etico è senz’altro uno dei modi.

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Libro: Oltre l'estetica
Autore: Raffaele Gavarro
Testata: Drome Magazine
Data: 01/03/2008

Oltre l'estetica
Silvano Manganaro

Parafrasando Carl von Clausewitz si potrebbe affermare che “Oltre l’estetica è la continuazione della curatela con altri mezzi”. Detto in maniera più chiara: il breve libretto della Meltemi si propone come un concentrato di considerazioni sullo “stato dell’arte” elaborate da Raffaele Gavarro nei suoi anni di attività curatoriale.

Il volume non può essere visto né come complesso lavoro teorico di un professore di estetica né come semplice esercizio di scrittura di un noto curatore che, in maniera più o meno brillante, discetta su artisti a lui graditi. L’essenza delle pagine di Oltre l’estetica sta forse nell’esigenza di Gavarro di puntualizzare alcune sue riflessioni su varie questioni del dibattito artistico contemporaneo utilizzando un medium che non fosse il semplice catalogo di una mostra. Le tematiche affrontate vanno dal rapporto tra arte contemporanea ed estetizzazione del quotidiano da parte dei media di massa al concetto di kitsch e trash, dalle affinità tra arte e architettura al ruolo della pittura nella contemporaneità, per finire con una breve appendice sul rapporto critico-curatore. La prospettiva è quella dell’addetto ai lavori e la forma, nel bene e nel male, ricorda la tipicità della “prosa curatoriale”. In un momento in cui “i critici sono in fase critica”, Gavarro ha deciso di dire la sua, a suo modo.

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Libro: Oltre l'estetica
Autore: Raffaele Gavarro
Testata: Arte e Critica
Data: 01/03/2008

Cos’è l’arte oltre l’estetica?
Marcello Carriero

Esce puntuale il libro Oltre l’estetica di Raffaele Gavarro in un momento di riflessione sul Postmoderno. Nelle parole di Gavarro si torna alla critica e alla teoria sull’arte. Partendo da Kant, che viene citato come pietra angolare di un ragionamento sul gusto e sul bello, l’autore non risparmia le analisi socio antropologiche del Barman di Modernità liquida che ribalta nel mondo dell’arte mostrando sia le affinità, sia le differenze. Proprio dal superamento dell’aspetto consensuale dell’arte e nell’analisi della sua complessità, Gavarro estrapola i concetti d’individualizzazione ed istantaneità, nei quali avverte le caratteristiche di disincanto e rigenerazione che permettono all’arte d’essere “contemporanea”. Ma cos’è l’arte oltre l’estetica? L’autore ricorre a Kant per definire quel giudizio di riflessione al quale l’arte del presente non anela e tanto meno considera quale elemento necessario alla qualificazione dell’opera nella sfera del bello; ci indica il totale disinteresse dell’arte ai problemi dell’estetica in favore di un’azione che insiste su dinamiche politico sociali.

Il superamento dell’estetica avviene, quindi, per l’abbandono delle categorie del bello e delle qualità del giudizio. Guardando al presente, l’arte piomba in una contingenza perpetua che la distanzia dalla contemplazione e partecipando al mondo si mischia con esso rendendosi inafferrabile dalla teoria sebbene, alla fine, le opere d’arte risultano costituire il vero corpus di una teoria. Per questo Gavarro fa i nomi degli artisti che segnano la relazione con il mondo, sicché nei confronti dell’architettura, ad esempio, chiosano i problemi dell’abilità dando, in certi casi, dei validi suggerimenti, e finisce così per affrontare due argomenti da diverso tempo latitanti nella letteratura artistica, come il problema della pittura contemporanea, o spinosi, come la differenza tra critico e curatore, e prende posizioni definite dando prova di responsabilità intellettuale.

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Libro: Oltre l'estetica
Autore: Raffaele Gavarro
Testata: Exibart
Data: 18/02/2008

Libri_saggi
Giulia Matteucci

Sotto le stelle polari chiamate Beck e Bauman, finalmente un pamphlet di critica d'arte contemporanea. Con firma italiana. Vi si celebra per l'ennesima volta un funerale hegeliano? Piuttosto, si cambia scena...

Di nuovo un libro sull'hegeliana "morte dell'arte" o sulla fine della sua storia (Hans Belting)? Non proprio. In questo breve, ma denso saggio, nel quale Raffaele Gavarro raccoglie il precipitato delle riflessioni teoriche che hanno accompagnato negli anni la sua professione di critico d'arte e curatore, si attesta il generale "superamento della condizione estetica dell'arte", si documenta cioè l'ormai avvenuta uscita dell'arte contemporanea dal regime estetico che per secoli ne ha costituito l'orizzonte di riferimento.

La tesi della frattura radicale tra arte ed estetica, enunciata con estrema chiarezza e articolata con dovizia di riferimenti, non si presenta certo come inedita. E tuttavia, le scelte, le strategie, i metodi della pratica artistica degli ultimi decenni esorbitano in modo così eclatante dal riferimento alle categorie estetiche di bellezza, piacere e gusto da renderne improrogabili un ripensamento e un aggiornamento.

Una ricognizione del panorama artistico attuale, che l'autore intraprende dismettendo gli abiti del curatore e recuperando quelli del critico, implica in via preliminare una riflessione sulla "forma attuale della modernità". Con esplicito richiamo a Bauman (Modernità liquida) e a Ulrich Beck (La società del rischio), Gavarro individua nell'"istantaneità", collasso della durata temporale nell'istante di un presente continuo, e nell'"individualizzazione", processo complesso che definisce le dinamiche evolutive della nostra società, due aspetti connotanti l'epoca contemporanea, registrati in modo perspicuo dalle arti.

Basti pensare, fa notare l'autore, al venir meno di coerenza stilistica e continuità progettuale negli artisti, da un lato, e alla pratica del site specific o ai molteplici usi del video, dall'altra, per riconoscere in molta arte contemporanea quei caratteri di fluidità, mutevolezza, rottura col passato, ripensato come repertorio di materiale a disposizione della postproduzione, sintomatici della postmodernità.

Questo sconfinamento reciproco fra arte e tempo presente, arte e società, non è però senza conseguenze per l'estetica. Di fronte ai prodotti dell'arte contemporanea, il concetto kantiano di senso comune e la distinzione tra piacevole, bello e sublime hanno del tutto perso la loro efficacia interpretativa. Qualcosa dell'estetica sopravvive, ma solo come esibizione del suo svuotamento nella forma dell'estetizzazione diffusa (nella moda, nella pubblicità, ma in generale in tutto l'apparato mediatico che predispone il nostro "piacere quotidiano" in funzione delle ragioni di mercato).

Attraverso questa ricognizione accurata della scena artistica contemporanea, Gavarro mostra insomma come l'arte debba "saltar fuori dall'estetica", se vuole riprogettare le condizioni della propria sensatezza nei termini di un'interazione produttiva e di una presa critica sul presente nel quale prolifera.

Resta tuttavia da chiedersi se all'impermeabilità oggi lampante dei fenomeni artistici rispetto alle categorie tradizionali dell'estetica moderna non si contrapponga già da tempo un processo di rielaborazione, tutto interno alla riflessione estetica, orientato alla comprensione degli sviluppi dell'arte e capace altresì di intervenire incisivamente sul nostro presente. Rinnovando l'esercizio di quella critica che Gavarro considera oggi, non a torto, infiacchita e depotenziata.

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Libro: Oltre l'estetica
Autore: Raffaele Gavarro
Testata: InsideArt
Data: 01/02/2008

La rete ci salverà
Raffaele Gavarro

«Il sistema italiano dell’arte è debole. Ma qualcosa sta cambiando»

Faccio alcune riflessioni, di tipo soprattutto metodologico e di carattere generale, che spero si rivelino utili ad orientarsi nell’estrema varietà e complessità del mercato dell’arte di questi anni. Innanzitutto precisiamo, se ce ne fosse ancora bisogno, che è ormai più che pacifica la stretta relazione, e forse dovrei dire dipendenza, tra arte e mercato. Aggiungerei, tanto per non dare spazio ad alcuna ipocrisia di facciata, che il mercato, la sua immanenza, non è assente nemmeno nella fase elaborativa dell’opera, nelle riflessioni dell’artista al lavoro nello studio. A chi poi non lo ricordasse, rammento che i Salon parigini e la prima Biennale di Venezia, erano delle mostre mercato, e che oggi le fiere d’arte sono sempre più, e sempre meglio, degli eventi espositivi. Partiamo dunque da un dato essenziale, e cioè che l’opera d’arte ha sensibilmente cambiato il proprio status da elemento decorativo, legato alla bellezza e al gusto corrente, ad un dimensionamento di totale estraneità a qualsiasi categoria estetica, assumendo su di se una condizione di partecipazione alle dinamiche del reale come elemento dotato di una propria autonomia sostanziale.

Che sia immagine o oggetto, pittura, foto, video o lavoro tridimensionale, l’opera non è più destinata alla contemplazione, ma si pone con fare interlocutorio nella complessità del nostro ambiente, creando una frattura nella continuità estetizzata del quotidiano. La relazione che stabilisce con noi non è tanto, o non solo, quella di crearci delle problematiche, quanto di indurci a riconsiderare la nostra stessa quotidianità da un punto di vista imprevisto. Scatta dunque una prima sostanziale differenza tra quello che normalmente comprate perché vi piace, perchè è bello, che siano automobili, arredi, abiti, da quello che invece acquistate perché è un’opera d’arte. I parametri di riferimento cambiano decisamente, e per la verità sono dissimili anche da quelli di buona parte delle altre arti, dal cinema alla letteratura, almeno di quelli destinati al largo consumo. E facile dunque che vi troviate in una condizione piuttosto singolare, scegliendo di pagare cifre più o meno consistenti per qualcosa che magari sarà anche "giusto" nel mondo dell’arte, ma che molti dei vostri amici avranno difficoltà a comprendere e a dargli il giusto valore, anche economico.

Quindi leggete, guardate e chiedete molto. Approfondite la natura dell’acquisto che state facendo o che avete intenzione di fare. Passiamo all’ultima considerazione generale, che riguarda il mercato nazionale e quello internazionale.II mercato dell’arte si è globalizzato, così come tutti i mercati. Come dicevamo le fiere, e naturalmente le grandi mostre internazionali, hanno avuto. ed hanno in questo senso un ruolo decisivo. del tutto normale che un collezionista esperto visiti diverse fiere e mostreinternazionali, almeno le maggiori, compatibilmente con i propri impegni. Tra queste ci sono anche alcune di quelle presenti in Italia. II nostro mercato, e la nostra offerta, non sono inferiori a quelle degli altri paesi, va detto con una certa decisione. La differenza seminai sta in un sistema dell’arte nazionale, che al pari di molte altre cose nel nostro belpaese. non è cosi strutturato e in grado di promuoversi, come invece accade in ormai quasi tutti i paesi del mondo.

Le cause? Innanzitutto una disattenzione ormai gravissima della politica verso le problematiche fiscali e verso il sistema dell’arte nel suo complesso, a cui va aggiunto un ancora debole sistema museale, e un’azione di collezionismo da parte di enti pubblici e fondazioni, soprattutto bancarie, piuttosto casuale e spesso clientelare, per finire con l’immancabile campanilismo che impedisce di guardare a interessi più ampi di quelli dei proprio cortile. Lasciamo poi perdere quello che sta a monte, la formazione, ossia università e accademie. Le prime distanti in modo incomprensibile da quelli che fanno ricerca direttamente sul campo e dalle questioni che sollevano, mentre le seconde vivono ormai uno stato di totale abbandono, occupate da schiere di docenti che professionalmente e culturalmente distano anni luce dalla realtà di quanto accade nell’arte di oggi.

Nonostante tutto ciò, è sempre meno vero che comprare un artista italiano rappresenti un rischio maggiore che comprare uno straniero. Se il sistema non riesce a farsi forte, molte realtà individuali stanno sopperendo a questa lacuna. Come al solito, si dirà. Lo sappiamo, è una vecchia storia italiana, ma e indiscutibile che la realtà artistica del nostro paese è in grande fermento e in veloce mobilità. Gli artisti si spostano molto, entrano in relazione con realtà internazionali, creando network impensabili fino a qualche anno fa, naturalmente grazie anche alle grandi possibilità della rete. Così come fanno anche i curatori più attenti e le gallerie più attive. Oltre alla presenza di qualche artista e di qualche curatore italiani al vertice della scena mondiale, ciò che pare decisivo è proprio questa dinamica osmotica, che da individuale sta assumendo connotati collettivi. Le cose, per fortuna, stanno cambiando. Ci si può scommettere.

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Libro: Oltre l'estetica
Autore: Raffaele Gavarro
Testata: Flash Art
Data: 01/02/2008

Oltre l’estetica
Redazione

Raffaele Gavarro, critico e curatore attualmente attivo tra Roma e Venezia, firma questo volume in cui mescola la riflessione storica a quella estetica per formulare una tesi ben precisa: l’arte contemporanea, rispetto a quella del secolo scorso, è caratterizzata da una maggiore fluidità, mobilità e istantaneità. Non più scuole, gruppi e movimenti di artisti; non più aggregazioni all’interno di un’unica tendenza stilistica; non più linee di pensiero da parte dei critici. Piuttosto, una notevole mobilità di linguaggio, tecniche ed espressione su tutti i fronti. Su tutto ciò, causa ed effetto allo stesso tempo, pesa il progressivo scomparire della pratica critica in senso tradizionale a favore di quella curatoriale.

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Libro: Oltre l'estetica
Autore: Raffaele Gavarro
Testata: Arte
Data: 02/01/2008

Un tempo complesso, senza spazio per l’estetica
Cara Ronza

Il nostro è un tempo complesso, che scorre su piani diversi, senza unità di tempo e di luogo. Difficile da interpretare. Se queste affermazioni sono vere, dice Raffaele Gavarro nel suo Oltre l’estetica (Meltemi, 120 pagg., €13), le arti visive, tra cross linguistici e contaminazioni, sono la quintessenza della complessità. Citazioni, stratificazioni e postproduzione rivelano la perdita di un contesto di riferimento, di valori estetici condivisi. Tanto è vero che non si riesce più ad accomunare artisti, opere e situazioni. Una volta c’erano i movimenti, ora ci sono le tendenze. L'artista è solo e l’arte è istantanea. A fronte di queste osservazioni, c’è da domandarsi se "continuare a parlare di estetica non sia solo il residuo dì una convenzione". Oggi il lavoro dell’arte, dice Gavarro, è "quello di togliere la carta colorata che avvolge il regalo", per mostrarci la realtà, che è già tanto difficile da interpretare.

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Libro: Oltre l'estetica
Autore: Raffaele Gavarro
Testata: Il Giornale dell’Arte
Data: 02/01/2008

Il giornale dei libri
Redazione

[E' presente una segnalazione del testo]

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Libro: Oltre l'estetica
Autore: Raffaele Gavarro
Testata: Adnkronos
Data: 19/12/2007

Libri: 'Oltre l'estetica' di Raffaele Gavarro
Redazione

Cosa resta dell'arte nel rarefatto scenario del contemporaneo? Cosa ha sostituito l'estetica nell'individuare i canoni dell'arte contemporanea?Cosa c'e' oltre l'estetica? Queste le domande sulle quali Raffaele Gavarro, critico d'arte e curatore di mostre, si interroga nel suo saggio "Oltre l'estetica" edito da Meltemi. Partendo dall'assunto che l'estetica, nell'accezione del suo fondatore, Kant, va intesa come "riflessione sull'opera d'arte" e non come "giudizio sul bello", e' al tempo stesso necessaria alla teoria critica dell'arte ma non piu' adatta ad interpretare la scena del contemporaneo. I canoni estetici, dunque, divengono fragili strumenti interpretativi, sovrastrutture del pensiero critico inadatte a rielaborare e comprendere appieno i fermenti artistici del postmoderno.

Cinema, scultura, pittura, fotografia, computer graphic sono divenuti strumenti utili ad esprimere forme d'arte applicata, necessarie a dare un'interpretazione del contemporaneo evidenziandone proprio il suo tratto multidisciplinare, interattivo, globalizzato. "L'arte contemporanea sta diventando la nuova lingua, una specie di koine' condivisa. Non credo, dunque, alla tendenza dell'arte contemporanea ad una sua 'polverizzazione' ma al contrario ad una sua omologazione che, tuttavia, puo' significare che l'arte contemporanea sta diventando un luogo di dialogo condiviso", ha spiegato Marco Senandi, critico e teorico d'arte.

Conseguenza ultima dell'imcompatibilita' tra estetica e arte contemporanea e', dunque, "l'esclusione di alcune opere dall'ambito dell'arte contemporanea. Ritengo ad esempio - ha spiegato Raffaele Gavarro, autore del volume - che Botero sia incompatibile con l'arte del presente. Per sopperire alla mancanza di regole interpretative possiamo dedurle dal confronto collettivo, dal dibattito che la presentazione di un opera puo' e deve stimolare. Non e' corretto, invece, che queste nuove regole vengano imposte. Assistiamo alla sostituzione dell'estetica da un bisogno dell'arte di attribuire una riflessione etica all'arte".

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