La storia dell’arte del Novecento, dalle avanguardie alle neoavanguardie, è stata scandita dalla formazione di gruppi di artisti che hanno condiviso idee e obiettivi comuni, hanno scelto di partecipare a un progetto, di sentirsi parte di un movimento, di una corrente. La tesi di Raffaele Gavarro è che l’arte del nostro tempo manchi invece di elementi aggreganti, di continuità stilistico-formali e linguistiche, sia piuttosto mobile, istantanea: l’artista passa con estrema disinvoltura da un linguaggio all’altro, da un argomento all’altro, da situazioni espositive tematizzate ad altre campionarie. Questo ha comportato un superamento dell’estetica come campo privilegiato della riflessione dell’arte. Prendendo in esame le opere di diversi artisti degli ultimi anni, l’autore cerca di restituire forza a una riflessione critica che è andata progressivamente scomparendo, cedendo sempre più il passo alla pratica curatoriale. |