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Augusto Ponzio (a cura)
Athanor - La trappola mortale dell’identità

Ogni genere a cui l’identità si appella per indicare l’appartenenza comunitaria, etnica, sessuale, nazionale, di credo, di ruolo, di mestiere, di stato sociale è in opposizione a un altro genere: bianco/nero; uomo/donna; comunitario/extracomunitario; connazionale/straniero; professore/studente… Il genere, come ogni insieme, uniforma indifferentemente, cancella le differenze tra coloro che ne fanno parte, e implica l’opposizione altrettanto indifferente con coloro che fanno parte del genere opposto, che gli è necessario per affermare la propria specificità. Il sostantivo “uniforme” appartiene al linguaggio militare, come “generale” o “ufficiale”: ogni genere, che ogni identità presuppone, in quanto basato sull’indifferenza e sull’opposizione, è messa in uniforme, è arruolamento, prevede il conflitto. Ogni differenza-identità, ogni differenza di genere, al suo interno, è cancellazione della differenza singolare. Ma esiste una differenza non indifferente, non oppositiva? Sì, è la differenza singolare, fuori identità, fuori genere, sui generis, non intercambiabile. È l’alterità di ciascuno, non quella nella relazione con altro, che è relativa, bensì quella che è la relazione con l’altro, alterità assoluta, di unico a unico, in cui ciascuno è insostituibile e non indifferente. Un’alterità che l’identità rimuove e censura, relega nel privato, ma che ciascuno vive e riconosce come vera relazione con l’altro.
Tutto ciò che esiste in generale, che è astrattamente determinato, annulla la differenza singolare, rende inutile, aleatoria la peculiarità sui generis, e rende invece plausibili domande astratte come “chi è l’altro?”, “chi è il mio prossimo?”. Ma senza il riconoscimento e la partecipazione del singolo nessuna validità di senso in sé può essere categorica e perentoria, può obbligare.

Testi di: Augieri, Bachtin, Caputo, Catone, De Leonardis, Dell’Aquila G., Dell’Aquila M., De Luca, Di Lernia, D’Urso, Finelli, Labica, Lévinas, Luisi Grosso, Mininni, Paulicelli, Perrone, Petrilli, Petrosino, Ponzio A., Ponzio L., Tommasi, Wren.

 
Augusto Ponzio, professore ordinario nell’Università di Bari, insegna Filosofia del linguaggio e Linguistica generale e fa parte del Dipartimento di Pratiche Linguistiche e Analisi di Testi. Ha contribuito come curatore e traduttore alla diffusione in Italia e all’estero del pensiero di Pietro Ispano, Bachtin, Lévinas, Marx, Rossi-Landi, Schaff, Sebeok. Nella sua ricerca sui segni e sul linguaggio, di questi autori ha ripreso ciò che, malgrado le loro differenze, soprattutto li accomuna, vale a dire l’idea dell’imprescindibilità – qualsiasi sia l’oggetto di studio, e per quanto specializzata ne sia l’analisi – dalla vita di ciascuno nella concreta singolarità del suo coinvolgimento senza alibi nel destino degli altri.
Tra le sue più recenti pubblicazioni: Fuori luogo. L’esorbitante nella riproduzione dell’identico (2007), A mente. Processi cognitivi e formazione linguistica (2008), Tra Bachtin e Lévinas. Scrittura. dialogo, alterità (2008), La cifrematica e l’ascolto (2008), Da dove verso dove. La parola altra nella comunicazione globale (2009), L’écoute de l’autre (2009) e, con Susan Petrilli, Il sentire nella comunicazione globale (2000), Semioetica (2003), Lineamenti di semiotica e di filosofia del linguaggio (2008). Il suo sito web: www.augustoponzio.com
 
Autori
Augusto Ponzio
Collana: Riviste 
ISBN: 978-88-8353-699-1
Anno: 2009
Pagine: 272
Prezzo € : 15,00
   
   
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