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M.Colombi, S.Esposito (a cura)
L’immagine ripresa in parola
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Cinema e letteratura costruiscono immagini, sia pure in modo diverso: i saggi contenuti in questa raccolta, con un approccio specificamente storico-tematico, ci mostrano come le due arti svolgono questo lavoro.
Nella prima parte del volume gli autori riflettono sull’uso cinematografico di un certo tipo di rappresentazioni – da quelle sovietiche a quelle “spaziali” di The White Blue Yonder di Herzog passando per quelle giornalistiche di Quarto Potere di Welles e quelle gender di Boys don’t Cry di Peirce – e sul rapporto che le immagini filmiche intrattengono con la storia, il gender, la natura, lo spazio, la società delle informazioni di massa e anche con la parola scritta. La seconda parte guarda invece i film attraverso la lente della letteratura, partendo da opere del modernismo (ad esempio Kipling) per arrivare fino ad autori postmoderni come Rushdie, DeLillo e Bret Easton Ellis.
La prefazione dei curatori e l’introduzione di Massimo Fusillo suggeriscono percorsi di letteratura fra i diversi saggi e le due sezioni. |
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Matteo Colombi, comparatista, è collaboratore scientifico al Geisteswissenschaftliches Zentrum Geschichte und Kultur Ostmitteleuropas di Lipsia. Si occupa di Mitteleuropa, in particolare di letteratura ceca, slovena e tedesca, su cui ha pubblicato articoli e contributi in riviste e raccolte di saggi.
Stefania Esposito è dottore di ricerca in generi letterari. Le sue pubblicazioni riguardano il tema della rappresentazione del volto nelle arti figurative e in letteratura e i testi teatrali di Pasolini.
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| Autori |
| Matteo Colombi |
| Stefania Esposito |
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