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Luisa Valeriani
Dentro la trasfigurazione
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L’Occidente ha fondato i linguaggi del potere e della scrittura sul modello del mito platonico della caverna, secondo cui la conoscenza è un faticoso cammino di astrazione dall’ingannevole esperienza sensibile. Tuttavia, la cultura delle nuove tecnologie, della rete e dei consumi mette in crisi tale modello, richiedendo una continua performatività dell’esperienza in una risposta immediata all’impatto con l’altro, che trasforma e produce non più oggetti, ma processi.
Nel racconto evangelico della Trasfigurazione Luisa Valeriani individua un modello di modalità cognitive, espressive e comportamentali che, a differenza del paradigma platonico, consente di avvicinare e comprendere l’esperienza attuale della cibercultura. Seguendo il filo rosso della Trasfigurazione, l’autrice rintraccia nelle espressioni artistiche del Moderno la crisi di un ordine formale fondato sulla separazione tra soggetto e oggetto: già da Caravaggio, e poi attraverso i mistici e le avanguardie, soprattutto con Duchamp, l’opera d’arte si trasforma in dispositivo. E dispositivi, trasfigurativi e comunicativi, risultano oggi non solo Bill Viola e Marina Abramovic, Vanessa Beecroft o Ciriaco Campus, ma anche tutti i bricoleurs che introducono creatività nelle loro pratiche di consumo. |
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| Luisa Valeriani insegna Storia dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Roma e Sociologia delle Arti e della Moda presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza”. A partire da una considerazione delle avanguardie storiche come fulcro dei linguaggi dei media contemporanei, ha scritto su cinema, metropoli, architettura, mode e consumi, oltre che sui rapporti tra estetica e religione, cultura degli schermi e cultura della rete. Ha collaborato con la Rai e la Biennale di Venezia, è stata redattrice di «Laboratorio politico», con Franco Speroni ha curato la mostra L’assenza invadente del divino a Castel Sant’Angelo. |
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| Luisa Valeriani |
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