
|
James Clifford
Ai margini dell'antropologia
|
Cosa spinge a diventare antropologi? Quali sono le direzioni verso cui si muove l’antropologia contemporanea? Cinque interlocutori di rilievo in diverse aree di ricerca sono impegnati in queste pagine in un prolifico e stimolante scambio di idee con James Clifford – personaggio chiave degli studi antropologici, autore di saggi che spaziano dal tema dell’arte a quello dell’identità, dagli studi museali alla ricerca sul campo – invitandolo a ricostruire differenti aspetti e momenti della sua carriera. José Reginaldo Gonçalves, etnologo brasiliano, l’ha sollecitato a raccontare il suo background come storico e il suo approccio alla storia dell’antropologia; Alex Coles, teorico inglese, ha approfondito con lui la svolta “etnografica” nell’arte contemporanea; Manuela Ribeiro Sanches ha posto questioni relative alla letteratura comparata offrendo una prospettiva delle politiche identitarie del Nord America dal punto di vista di una portoghese; Robert Borofsky ha suggerito un’analisi della decolonizzazione e del cambiamento culturale nelle Hawaii; infine, Yoshinobu Ota, antropologo giapponese, ha portato questo tipo di analisi nel contesto delle società indigene di oggi.
Cinque dialoghi dai quali emerge l’esigenza di conservare un atteggiamento costantemente critico e aperto di fronte a un mondo che cambia e si muove a velocità impressionante. |
|
| |
 |
| James Clifford insegna nel dipartimento di History of Consciousness all’Università della California, a Santa Cruz. Delle sue numerose opere sono state tradotte in italiano I frutti puri impazziscono (1993) e Strade (1999); insieme a George E. Marcus ha curato Scrivere le culture (1986). |
| |
| Autori |
| James Clifford |
|
|