Le metropoli contemporanee sono i campi di battaglia del XXI secolo, l’anello più debole del nuovo ordine mondiale: un campo aperto di energie, di conflitti, di poteri e di nuove relazioni, in cui i non luoghi sono scomparsi da quando una cintura di controlli – che creano in molti casi un vero e proprio apartheid territoriale – impedisce la libertà di movimento.
In questo saggio, metropoli vuol dire occupazione, appropriazione, consumo di territorio attraverso pratiche di illegalità diffusa che hanno la capacità e la forza di legittimarsi. Al centro della scena, un politico non di popolo, di classi o di moltitudini, ma di minoranze sociali antagoniste, legate in modo effimero non da radici o destini, ma solo dalla cultura del consumo, dall’appartenenza territoriale e dalla mobilità. E così il fascino della rivolta sul territorio ha sostituito quello della rottura rivoluzionaria operata dal pensiero.
Per ragionare seriamente sulla città (e per governarla), è ora necessario elaborare nuovi linguaggi e nuovi strumenti che permettano di confrontarsi con questa realtà spiazzante.
Nel corso degli ultimi venti anni molte sono state le categorie concettuali utilizzate per definire la natura e le trasformazioni della metropoli. Al culmine di questo percorso, Massimo Ilardi traccia il bilancio dei suoi studi, offrendoci una serie di provocatorie conclusioni che sfidano tutti coloro per i quali non è più possibile coniugare architettura e progetto politico. |