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A dieci anni dalla pubblicazione della sua fondamentale critica dei social media, nel suo nuovo libro Geert Lovink torna a indagare gli effetti delle piattaforme digitali sulle nostre vite, addentrandosi nei territori più tossici.
A dieci anni dalla pubblicazione della sua fondamentale critica dei social media, nel suo nuovo libro Geert Lovink torna a indagare gli effetti delle piattaforme digitali sulle nostre vite, addentrandosi nei territori più tossici.
Le shitstorm, il rage-bait e la circolazione incontrollata di fake news e di propaganda di estrema destra sono solo alcuni aspetti della “svolta brutale” della rete cui oggi assistiamo.
La stagnazione delle piattaforme ci ha forse riportato alle origini militari di Internet? E che cosa accade quando utenti con una soglia dell’attenzione sempre più bassa rimangono intrappolati in uno scrolling senza fine?
La tesi elaborata da Lovink è netta: i social media non si limitano a distrarre, ma feriscono. È una violenza strutturale, seppur remota e invisibile, ormai inscritta nel codice della rete. Secondo l’autore, denunciare il potere delle Big Tech o invocare una loro regolamentazione non è più sufficiente; occorre piuttosto smantellare il principio stesso di “piattaforma”.
Il saggio apre così a un’alternativa: abbandonare le attuali piattaforme, recuperare lo spirito originario dei social network e immaginare un nuovo equilibrio tra analogico e digitale.
Geert Lovink è un teorico dei media olandese, attivista e media guru. Nel 2004 ha fondato l’Institute of Network Cultures all’Università di Scienze Applicate di Amsterdam. Tra le sue opere in italiano ricordiamo Ossessioni collettive (2016), Nichilismo digitale (2019) e Le paludi della piattaforma (2023).
Informazioni aggiuntive
| Codice ISBN | 9791256155231 |
|---|---|
| Anno di pubblicazione | 2026 |
| N° pagine | 322 |
| Introduzione di | Nello Barile |







