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Marco Cavallo è il grande cavallo di cartapesta azzurra che nel 1973 uscì abbattendo i muri del manicomio di Trieste. Da allora, come era suo destino, ha cominciato a correre: prima a Trieste e poi in tutti i luoghi in cui la prepotenza, la reclusione e la sopraffazione sono di casa. Con Giuliano Scabia e Vittorio Basaglia ha già raccontato molte storie, divenendo la Storia del cambiamento che con Franco Basaglia ebbe inizio nell’ospedale psichiatrico di San Giovanni.
Marco Cavallo è il grande cavallo di cartapesta azzurra che nel 1973 uscì abbattendo i muri del manicomio di Trieste. Da allora, come era suo destino, ha cominciato a correre: prima a Trieste e poi in tutti i luoghi in cui la prepotenza, la reclusione e la sopraffazione sono di casa. Con Giuliano Scabia e Vittorio Basaglia ha già raccontato molte storie, divenendo la Storia del cambiamento che con Franco Basaglia ebbe inizio nell’ospedale psichiatrico di San Giovanni.
In tutti questi anni è sempre stato in contatto con Peppe Dell’Acqua, correndo, nitrendo, recalcitrando. Con lui ha stabilito un rapporto difficile da definire: si scrivono, si parlano, bisticciano e non smettono di andare insieme nei posti più densi di significato. In realtà, è come se Marco Cavallo ci raccontasse la storia non solo di Dell’Acqua, ma anche dei moltissimi che sono stati protagonisti, e continuano a esserlo, di quella grande rivoluzione gentile: una rivoluzione delle coscienze.
Il viaggio negli ospedali psichiatrici giudiziari è stata l’impresa per lui più difficile e dolorosa. Mentre l’incontro di cui va più fiero è quello con papa Francesco, del quale ha fatto propria la calda raccomandazione di restare umani (e anche cavallini) e di denunciare in ogni luogo la crescente e crudele cultura dello scarto. Marco Cavallo è oggi alfiere della campagna #180benecomune, l’arte di restare umani.
Peppe Dell’Acqua ha avuto la fortuna di iniziare la propria carriera di psichiatra con Franco Basaglia, fin dai primi giorni triestini nel 1971. Ha diretto per diciotto anni il Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, ha animato la partecipazione e la formazione dei familiari e ha pubblicato, tra gli altri, Fuori come va? (2013) e Non ho l’arma che uccide il leone (2014). Per Meltemi dirige la Collana 180 ed è tra i promotori del Forum Salute Mentale, organizzando insieme a numerose associazioni “Il viaggio di Marco Cavallo” negli ospedali psichiatrici giudiziari e nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio. Per il suo impegno nella difesa degli elementari diritti umani dei malati di mente e nella battaglia che ha portato alla chiusura degli ospedali psichiatrici ha ricevuto il Premio Nonino 2014. Con Massimo Cirri ed Erika Rossi ha inoltre portato a teatro (Tra parentesi) la vera storia di un impensabile liberazione. Ama raccontare queste storie a Sara, Matteo, Matilde, Camilla ed Eugenio, i suoi nipoti.
Informazioni aggiuntive
| Codice ISBN | 9791256155736 |
|---|---|
| Anno di pubblicazione | 2026 |
| N° pagine | 204 |
Sabina Minardi – L’Espresso, 9 ottobre 2026
“Quando muore il tempo”
Leggi il consiglio di lettura
Marino Sinibaldi – Timbuctu – Il Post, 8 ottobre 2026
“La storia del cavallo che libera tutti”
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