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In questi due brevi saggi, scritti nel Secondo dopoguerra, Helmuth Plessner mette a fuoco le radici di certi comportamenti disumani e misantropici, rintracciandone le cause nelle trasformazioni della modernità: massificazione, burocratizzazione e scientificazione della vita.
In questi due brevi saggi, scritti nel Secondo dopoguerra, Helmuth Plessner mette a fuoco le radici di certi comportamenti disumani e misantropici, rintracciandone le cause nelle trasformazioni della modernità: massificazione, burocratizzazione e scientificazione della vita.
Entro questo orizzonte – oggi più che mai reale e concreto – la tecnologia rischia di ridurre l’uomo a macchina; il conformismo ideologico e l’impoverimento relazionale alimentano odio e disprezzo; mentre la società postindustriale produce una progressiva desertificazione morale. Eppure, nonostante le cadute e le contraddizioni, l’uomo conserva ancora la libertà di scegliere un comportamento pacifico e collaborativo.
Disumanità e misantropia è un testo che interroga la condizione umana contemporanea e le possibilità di riscatto ancora a nostra disposizione.
Helmuth Plessner (1892-1985) è stato uno dei principali esponenti dell’antropologia filosofica tedesca. L’indagine sull’essere umano – di cui ha impostato le fondamenta ne I gradi dell’organico e l’uomo (2019) – è al centro delle sue numerose opere, tra cui ricordiamo Il riso e il pianto (2000), Antropologia dei sensi (2008), Antropologia filosofica (2010) e Il sorriso (2018).
Informazioni aggiuntive
| Codice ISBN | 9791256155248 |
|---|---|
| Anno di pubblicazione | 2026 |
| N° pagine | 90 |
| A cura di | Vallori Rasini |
Simone Paliaga – Avvenire, 2 settembre 2026
“Plessner: noi, instabili e per questo disumani”
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